Qualche notizia storica
(da Montemagno 1884-1984 a cura di Carlo Consani)

La prima menzione di Montemagno, risalente al 780, compare nell’atto di fondazione della Badia di S. Savino (allora nei pressi di Caprona), alla quale veniva assegnata in dote dai fondatori, tra gli altri beni, anche una chiesa di S. Gregorio presso Montemagno, chiesa non più ricordata a partire dal XIII secolo. Considerando tuttavia che la chiesa rappresentava allora il principale punto di aggregazione, non solo religioso, ma per tutta la vita civile, ben diversa importanza dovettero sicuramente avere per la nostra comunità le altre due chiese di S. Martino e di S. Maria della Neve.

La prima, che anche nel nome del titolare lascia riconoscere un influsso lucchese, è certamente la più antica e la data della sua fondazione non deve essere molto lontana dagli anni attorno al 1000 (CACIAGLI 1970, II, 141); la costruzione della seconda è, invece, strettamente legata a condizioni di scarsa sicurezza che si verificarono nel corso dell’XI secolo. Agli inizi di questo secolo, infatti, (10 marzo 1025, secondo alcune fonti) i Montemagnesi intrapresero la costruzione di una fortezza "Bonifacia", collocata alla sommità del paese, dove il popolo potesse rifugiarsi in occasione di guerre e scorrerie: appunto nel perimetro della fortezza fu costruita la chiesa di S. Maria della Neve. Forse il muro dell’attuale canonica che guarda sulla strada testimonia, con la feritoia superstite che ne rivela l’insolito spessore, la veridicità di queste notizie e l’esatta ubicazione della fortezza.

Benché le fonti dirette non ne conservino memoria, attorno alla metà del XII secolo si verificava a Montemagno un avvenimento di rilievo: qui doveva nascere, infatti, quello che poi diventerà Pontefice dal 1145 al 1153, col nome di Eugenio III (SPINABELLA G. 1964). E' stato problema assai dibattuto fin dal 1700 se la patria di Eugenio III fosse da riconoscere nel nostro Montemagno o nel Montemagno lucchese, presso Camaiore (bibliografia in CACIAGLI 1970, II, 142), tuttavia lo studio di DEL GUERRA 1954, e una tradizione orale ed onomastica tuttora viva nel nostro paese, ci sembrano conclusivi e convincenti nell’assegnare a Montemagno di Calci i natali di Eugenio III.

A riprova del fatto che fin da quest’epoca Montemagno doveva gravitare economicamente, come del resto è naturale, verso la piana di Pisa, si possono citare durante tutto il XIII secolo numerosi documenti amministrativi che parlano di possessi di beni nel territorio montemagnese e calcesano da parte di cospicue famiglie pisane (CACIAGLI 1970, Il, 142). Questa naturale tendenza di Montemagno verso il territorio pisano trova espressione anche politica allorché, nel 1238, i Montemagnesi decidono di entrare nella lega ghibellina assieme ad altri paesi pedemontani, dando coi loro uomini un contributo al contingente della Capitania di Calci (documenti riportati in MARTINI 1976, 56).

Ancora nei due secoli successivi le sorti di Montemagno e di Calci furono strettamente legate: così, quando Giovanni l’Acuto corse ed occupò con la sua compagnia di ventura il territorio di Calci, particolarmente feroce fu la reazione del condottiero inglese verso gli abitanti di Montemagno che erano riusciti a respingere dalla loro fortezza un primo assalto.

Per tutto il XV secolo e fino ai primissimi anni del XVI, Montemagno, allora compreso nella Capitania Pedemontis (con Calci, Agnano e Caprona) partecipò alle vicende della Repubblica Pisana nella lunga ed alterna lotta contro Lucca e Firenze, partecipazione tanto più stretta per la contiguità di Montemagno con uno dei principali punti di forza della difesa pisana: la rocca della Verruca (SCORZI D. 1907; GALLEANI A. 1917; DEL GUERRA 1928). Quanto oggi è ancora visibile di questo monumento testimonia l’importanza militare che la rocca rivestì nelle vicende ricordate.

Anche i vicini resti della "Badia" (con questo nome familiare i Montemagnesi chiamano tuttora il luogo in cui sorgeva la Badia di S. Michele Arcangelo), attorno ai quali, purtroppo sempre piu esigui ed in stato di colpevole abbandono, non è più identificabile quel villaggio di cui le fonti fanno menzione, sono un indizio di quanto dovettero essere feroci le successive perdite e riconquiste del luogo da parte degli eserciti Fiorentino e Pisano. Finalmente il 18 giugno 1503, dopo una battaglia durata tre giorni e tre notti, la Verruca capitolò alle forze fiorentine che l'avevano attaccata salendo dalla parte di Vicopisano: è possibile che il toponimo "Sasso della Dolorosa", in corrispondenza della località dove, secondo le fonti (PELOSINI 1890, 44 e ss.), i Fiorentini avrebbero costruito opere di offesa contro la Verruca, conservi memoria della durezza dello scontro e dell’esito fatale che la battaglia ebbe per le sorti pisane (per una più dettagliata cronaca degli avvenimenti che hanno interessato il nostro territorio nel XIV e XV secolo, si veda MARTINI 1976, 56-120).

Con gli inizi del XVI secolo si apriva per tutto il territorio pisano un periodo di decadenza politica e di stagnazione, in corrispondenza dei primi anni, particolarmente duri, del dominio fiorentino: non diversamente dal resto del territorio vicino, anche Montemagno fa registrare allora una delle punte piu basse della sua popolazione (522 abitanti nel 1551) e pure da questo periodo in poi non è più fatta menzione dell’ospedale, che era stato attivo a Montemagno già nei secoli XII e XIII, come luogo di cura e come ospizio per anziani.

Nel nuovo ordinamento amministrativo granducale, in vigore dalla seconda metà del ’500, Montemagno era uno dei sei Comuni (non nel senso attuale, bensì in quello di "comunità"), che, assieme a Calci Pieve, Tre Colli, S. Vito, Castelmaggiore e Campo, partecipavano con un console e due consiglieri alla formazione degli organi della Podesteria di Calci, la quale, a sua volta, con le Podesterie di Vicopisano, Cascina e Ripafratta, formava il Vicariato di Vicopisano, sede della rappresentanza diretta del Granduca.

Nonostante il frazionamento e l’apparente burocratizzazione del nuovo ordinamento amministrativo, almeno tre elementi concorrono a dare l’impressione di una comunità montemagnese caratterizzata da una vita civica particolarmente vivace ed in piena ripresa economica e demografica, a partire dagli ultimi decenni del ’500.
Primo: risale al 1573 la concessione della facoltà di battezzare alla chiesa di S. Maria della Neve, anteriormente sottoposta alla giurisdizione della Pieve di Calci, concessione ottenuta dall’allora Rettore della chiesa di Montemagno, Don Erasmo Danesi, a condizione del pagamento annuale alla Pieve di Calci di due libbre di cera bianca, in occasione della festa di S. Ermolao (MARTINI 1976, 291).
Secondo: a partire dagli inizi del XVI secolo, fino al 1718, si conservano presso l’Archivio di Stato di Firenze ben 21 statuti (senza contare le varianti) che il governo centrale di Firenze riconobbe alla comunità di Montemagno: numero rilevante se confrontato con gli statuti conservati nel medesimo periodo per la comunità di Calci, che ne fa registrare 5 databili e 2 d’incerta datazione (CACIAGLI 1970, III, 119 e 143).
Terzo: significativo è l’incremento demografico che si registra a partire dalla metà del ’500. Dai 522 abitanti del 1551 si passa ai 644 del 1745 e ai 755 del 1833, nella sola parrocchia di S. Maria della Neve (REPETTI 1839, III, 421).

L’inizio di quella che il Martini chiama l’epoca d’oro" di Calci (MARTINI 1976, 153) segna la temporanea separazione del territorio di Montemagno da quello calcesano. Infatti il decreto col quale il Granduca Pietro Leopoldo I sanciva nel 1776 il passaggio della Comunita di Calci sotto il Comune di Pisa (primo passo verso la completa autonomia amministrativa), riguardava esclusivamente Calci (fino alla Gabella), Castelmaggiore e Tre Colli, escludendo il territorio di Montemagno che, con Nicosia e parte di Rezzano, perdendo il suo stato di autonoma comunità, passava sotto l’amministrazione di Vicopisano. Se questo decreto veniva, da una parte, a creare tra i Comuni di Pisa e di Vicopisano un confine puramente amministrativo ed arbitrario, dall’altra confermava ed accresceva una Podesteria di Vicopisano gia molto estesa e territorialmente poco omogenea (Vicopisano, S. Giovanni alla Vena, Cucigliana, Lugnano e Noce, Uliveto e Caprona, Montemagno, Buti e Bientina).

Nonostante che un tale ordinamento amministrativo presentasse le caratteristiche territoriali che abbiamo visto, esso rimarrà intatto fino all’epoca post-unitaria, essendo confermato nel 1865 Vicopisano come sede di un Mandamento che ricopriva all’incirca i confini della Podesteria granducale. Ma le ragioni d’instabilità insite in quest’assetto non tardarono ad arrivare al punto di crisi, forse assecondate anche dalla nuova presa di coscienza politica e civile susseguente agli avvenimcnti risorgimentali: cosi nel 1867, dopo una lunga controversia, Buti ed il suo territorio riuscirono ad ottenere un’amministrazione autonoma da Vicopisano. Contemporaneamente, sull’altro versante del Monte Pisano, arrivavano a felice conclusione anche le istanze di autonomia avanzate da Calci nei riguardi del Comune di Pisa e, con decreto del 21 luglio 1867, Vittorio Emanuele II riconosceva la separazione di Calci dal Comune di Pisa, decretandone l’erezione ad autonoma Amministrazione comunale.

Questi ultimi avvenimenti costituiscono l’immediato quadro di riferimento dell’episodio che segna il passaggio di Montemagno dall’Amministrazione di Vicopisano a quella di Calci (1884).


Riferimenti:

CACIAGLI G. 1970: Pisa, (Collana Le province d'Italia), 3 voll. Pisa.
DEL GUERRA G. 1928: La Verruca, Badia, Montemagno. Pisa.
DEL GUERRA G. 1954: Eugenio III Pisano e Montemagnese, in Il Beato Eugenio III (a cura del Capitolo della Primaziale), Pisa.
GALLEANI A. 1917: Il castello della Verruca e l’abbadia di S. Michele Arcangelo. Pisa.
MARTINI M.E. 1976: La Storia di Calci. Pisa.
PELOSINI N.F. 1890: Ricordi, tradizioni e leggende dei Monti Pisani. Pisa.
REPETTI E. 1839: Dizionario geografico-fisico-storico della Toscana. 6 voll. Firenze.
SCORZI D. 1907: La Verruca e l’antica Badia di S. Michele. Cenni storici, s.l..
SPINABELLA G. 1964: Un grande Pontefice riformatore: Eugenio III Pisano. Pisa.
  • indietro